Sofferenza volontaria – riflessione di Luigi

Ogni qualvolta la macchina vuole esprimere un io, sia che si tratti di un io che proviene dall’essenza o che provenga dalla falsa personalità, noi rimaniamo a quel livello della macchina, o mondo 48 o mondo 96.

Se il nostro intento è quello di accedere ai centri superiori e quindi ad un livello di energia più elevato, dobbiamo escogitare qualche stratagemma.

Alle volte, stimolati da una conversazione, abbiamo degli io associativi che vogliamo esprimere, se in quel momento introduciamo l’idea della sofferenza volontaria, che a livello della macchina vuol dire non esprimere l’io associativo, ci troviamo in un livello di energia diverso, più alto rispetto a quello della macchina.

Questa è l’idea della sofferenza volontaria, che così intesa, è ben diversa dall’idea normalmente accettata che è carica di un significato di rinuncia al negativo. Ricordo che in passato, questa idea è stata molte volte respinta dalla mia essenza che non voleva essere disturbata nella sua manifestazione, in quanto non le interessava un livello più alto.

Poi è successo che l’alimento che derivava dalla manifestazione del livello dell’essenza non è stato più interessante per una parte di me più “alta” che definirei la mia anima, che invece desiderava nutrirsi di un alimento più elevato.

Un modo sperimentato per “salire” è la sofferenza volontaria. 

A questo livello è una sofferenza che è non solo accettata, ma desiderata, in quanto ci fa da trampolino verso i centri superiori.

In una conversazione, se stiamo attenti alle manifestazioni meccaniche che ci vorrebbero mantenere a livello della macchina, possiamo scoprire cosa vuol dire esserci, noi e la nostra conversazione ed in questo la sofferenza volontaria intesa come più sopra descritto ci può aiutare.

Luigi