Sull’attrito – riflessione di Luigi

Molte volte ci troviamo nella condizione di non sopportare le manifestazioni di un nostro simile (in questo caso l’attrito che proviamo riguarda il Centro Emozionale) e la reazione meccanica è quella di cercare di sottrarci a quella certa situazione che ci provoca attrito ed emozioni negative, quindi ci sforziamo di trovare una soluzione sullo stesso piano in cui si è verificato l’attrito (Secondo Stato di Coscienza). 

Questa è una reazione “normale” del tutto meccanica, siamo stati educati in questo modo che ci tiene identificati prima con l’attrito e poi con il cercare una soluzione ad esso. 

Quando proviamo dell’attrito esiste però un’opzione diversa dalla semplice reazione meccanica, una specie di segreto nascosto, il tallone d’Achille della macchina, che ci fa uscire dalla nostra meccanicità e ci permette di riconoscerci nel Sè e funziona molto bene soprattutto per ciò che riguarda l’attrito emozionale. 

Premessa di base è che è fondamentale accorgersi dell’insorgere dell’attrito e quindi dobbiamo aver già fatto una serie di osservazioni tali che ci permettono di riconoscere che sta per nascere dell’attrito in noi ed esattamente nel momento in cui nasce, lo possiamo “lasciar andare” o per usare un’altra espressione “separarsi” dall’attrito.

Questa semplice e difficilissima azione del tutto invisibile esteriormente ha l’effetto di catapultarci nel nostro vero Sé. In una frazione di secondo passiamo dall’identificazione con una Regina negativa alla libertà dei Centri Superiori. 

Non ci è forse stato detto da molti insegnamenti che ciò che ci tiene addormentati e quindi nella sofferenza è l’identificazione con la Mente? (che nel linguaggio di Gurdjieff chiamiamo i Centri Inferiori). Pertanto ogni volta che diamo libero sfogo all’attrito rimaniamo nel Secondo Stato, nella Mente. 

Bene è ora di mettere in pratica ciò che ci potrebbe svegliare.

Con questo processo appena descritto interrompiamo l’identificazione con la Mente e proviamo un bagliore del nostro Sé. 

Dopo poco la macchina ci riassorbirà nuovamente e l’identificazione con la Mente tornerà, ma avremmo avuto un bagliore di una possibilità miracolosa insita nell’uomo. 

Se proviamo ad attuare quanto descritto ci accorgeremo della grande difficoltà che incontriamo a realizzarlo, ma non dobbiamo scoraggiarci se all’inizio non vedremo risultati, dobbiamo provare e riprovare fino a quando ci riusciremo. Allora la frequenza con cui metteremo in atto il processo del “lasciar andare” aumenterà, come pure l’intensità e piano, piano cominceremo a sentirci liberi da una certa emozione negativa o da un’identificazione perniciosa.

L’osservazione di noi stessi ci porterà in un punto in cui ci accorgeremo di avere moltissime emozioni negative e avremo molte possibilità di “lasciar andare”.

Se facciamo nostra questa visione, ecco che l’attrito, vero incubo per l’uomo macchina, diventerà un attivatore del nostro risveglio. Ecco che certe “patologie” psicologiche della nostra macchina che ci procurano difficoltà nel vivere, possono essere viste e “lasciate andare” perché abbiamo imparato a riconoscerci nel Sé e non nella macchina (mente). Con il tempo ci accorgeremo che, almeno fino ad un certo punto del nostro percorso, l’attrito sarà necessario e farà da carburante, perché senza di esso il risveglio è solo una pia illusione. Il risveglio implica rompere l’identificazione che abbiamo con il corpo mente e quale occasione migliore ci può essere di quando ci accorgiamo della nostra meccanicità e la interrompiamo? 

Non dobbiamo dimenticare che non è la macchina che si risveglia.

Ciò che alle volte ci rende la vita insopportabile è l’attrito che la vita dispensa e per quanto si faccia il possibile per evitarlo comunque ne avremo sempre in abbondanza sia per chi ricerca che per chi non è interessato al risveglio. Tanto vale farne buon uso. 

Le nostre tenere macchine ingenue sperano sempre che ci sia in futuro una situazione ideale nella quale finalmente potremo stare in pace proprio come finiscono le favole: “e vissero felici e contenti”. 

Sì questa possibilità c’è nel Terzo Stato di Coscienza, ma non la si può trovare nel Secondo Stato di Coscienza quando all’attrito si risponde con una reazione meccanica di rifiuto, di chiusura e si fa il tentativo di trovare una soluzione che ci allontani da esso.

C’è una bella canalizzazione di Saulo in cui lui mette a fuoco proprio questo processo:

Saulo 9.9.2010 “Tutti voi vorreste sciogliere i vostri nodi in un istante, vorreste vedere risolti quelli che voi chiamate problemi, con una risposta, con un sì, con un no, qualcosa che vi dica la direzione da prendere per uscire al più presto dalla situazione che ritenete spiacevole e di cui vorreste liberarvi.

Ma per tutti voi questo è il passaggio.

Così come per Antonella (quando era malata n.d.R.), anche per le persone di cui parli.

La vostra mente cerca sempre delle soluzioni e vorrebbe evitare il dolore, la paura, ma questa non è la strada del Cuore.

Il Cuore vibra in alto, ha un’altra frequenza, ha un’altra vibrazione ed è lì che state andando.

E allora riconoscete in quello che accade il passaggio di cui avevate bisogno in questo momento.

Non cercate di evitarlo, ma abbracciatelo, accoglietelo, amatelo, non vivetelo come una difficoltà, ma come un momento di ricchezza, di Gioia, perché è proprio in questo momento che vi si schiudono le porte di un’altra vibrazioneed è per questo che siete qui, non per risolvere i problemi economici, non per guarire la malattia, ma per vibrare nella Luce e nell’Amore.”

Quanto descritto è un punto focale di tutto l’insegnamento sia di Gurdjieff che di Saulo/Maestro e richiede un approfondito studio perché non siamo abituati a pensare che l’attrito possa essere la chiave del nostro risveglio, solitamente lo viviamo come indesiderabile, non voluto. Di solito consideriamo l’attrito la prova della nostra poca evoluzione spirituale e ingenuamente pensiamo che se fossimo evoluti non proveremmo dell’attrito. 

Ricordiamoci che chi prova l’attrito non è il Sé ma la macchina e lei avrà occasione di provare attrito fino alla fine dei suoi giorni sia che si tratti della macchina di un risvegliato che di un uomo comune.

Se questo concetto è ben radicato in noi quando proviamo attrito ci possiamo chiedere: “chi sta provando questo attrito” e la sola domanda alle volte ottiene lo stesso risultato del “lasciar andare”, ci riconosciamo nel Sé, in noi stessi, nella nostra Vera Natura come la chiama Saulo.

Quindi quando proviamo attrito nel nostro Centro Emozionale lo possiamo considerare un aiuto che ci viene offerto, una mano tesa che giunge dall’alto per “tirarci su” nel Terzo Stato di Coscienza la vera Casa dell’Uomo.

Mi rendo conto che è uno stravolgimento del normale modo di vedere le difficoltà della vita e che non è facile farlo nostro, ma proprio in questo processo risiede il miracoloso che ci fa uscire definitivamente dalle illusioni della vita.

Luigi