La forza di gravità – riflessione di Luigi

Saulo ci dice che i nostri pensieri ed emozioni hanno creato dei solchi e così, come l’acqua scorre nel suo alveolo scavato da tempo, i nostri pensieri ed emozioni quando compaiono scorrono nei vecchi solchi già tracciati. 

Con queste parole Saulo dice quello che si sa anche della nostra fisiologia, pensieri ed emozioni sono il frutto di collegamenti (sinapsi) trai nostri neuroni; ad esempio quando impariamo un gesto motorio si creano dei collegamenti neuronali, cosicché quando cercheremo di ripetere quel gesto il tracciato neuronale è già presente e noi senza difficoltà rifacciamo quel gesto.

Ciò significa che è assolutamente normale tendere a ripetere certi pensieri, azioni e ad avere certe emozioni in presenza degli stessi stimoli; è quell’automatismo che noi imputiamo principalmente ai Fanti, a cui sono soggette tutte le parti meccaniche della mappa delle carte e per estensione è quello che ha fatto dire a Gurdjieff che l’uomo, così come è al suo stadio evolutivo quando non si riconosce come Anima, è una macchina: un ammasso di collegamenti neuronali.

Nel nostro pianeta esiste la forza di gravità, sembra che la scienza non sappia cosa sia la forza di gravità però c’è, è un dato di fatto, è verificabile.

Quando vedo come sia difficile vivere in leggerezza mi viene spesso in mente la forza di gravità.

Esiste una forza di gravità anche per la nostra vita interiore, tendiamo sempre a cadere nelle vibrazioni più basse, che poi significa vivere nelle parti meccaniche dei centri.

Saulo usa spesso le parole: volare, volate, spiccate il volo.

Queste parole ci danno un’immagine che ricorda qualcosa di leggero, qualcosa di più leggero dell’aria e che si oppone alla forza di gravità ed anche se lui si riferisce ad altro, noi cerchiamo la leggerezza il volare della macchina.

Abbiamo sperimentato tutti quanto sia reale questa forza di gravità interiore, come la scienza, anche noi non sappiamo perché ci sia la forza di gravità interiore, però c’è, è un dato di fatto con il quale fare i conti.

Un’altra immagine che ho quando cerco di stare su un posto più leggero è quello della pallavolo: i giocatori cercano di non far cadere la palla. Certe volte mi vedo come un palleggiatore che deve essere sempre attento perché se si distrae la palla cade a terra.

Quindi un primo ingrediente affinché la palla non cada è l’attenzione, ci deve essere l’attenzione del palleggiatore.

Qualsiasi giocatore di pallavolo sviluppa attenzione motoria, può divenire molto bravo con questo esercizio, tutta la sua attenzione sarà tesa nel tentativo di colpire bene la palla.

A noi ricercatori ci viene chiesto qualcosa in più, non è sufficiente cercare di avere un buon gesto motorio, non è sufficiente colpire bene la palla, dobbiamo imparare ad avere contemporaneamente l’attenzione anche su noi stessi mentre colpiamo bene la palla.

Sto parlando dell’attenzione divisa: quindi se sto giocando a pallavolo, una parte della mia attenzione è nel gesto motorio, e l’altra parte nel mio senso di essere: in ‘io’ che sto facendo quel gesto.

Penso che questo esempio sia abbastanza chiaro per descrivere l’attenzione divisa.

Facciamo un passo più avanti e cerco di riportare l’idea dell’attenzione divisa non ad un gesto motorio ma ad un ‘gesto emozionale’. 

Come detto prima esiste una specie di forza di gravità anche per le emozioni e tutti noi, con grandi sforzi, cerchiamo di stare su un posto più leggero, tentando di ‘volare in alto’ come cita Saulo.

Ci sono due situazioni che possiamo evidenziare: la prima è quando cerco di stare in un bel posto interiore, cerco di palleggiare in alto affinché la palla non cada e come il giocatore di pallavolo tutta la mia attenzione è rivolta nello stare in un bel posto interiore; la seconda cosa che posso fare e di dividere l’attenzione tra il tentativo di vivere qualcosa di leggero e me stesso.

Ci sono molti modi più o meno meccanici per stare su un bel posto: posso ascoltare musica, passeggiare nella natura, fare un sacco di cose che sento siano in armonia con la mia essenza e che mi diano leggerezza, posso meditare, stare con persone leggere e posso fare tutto questo con una o due frecce.

Con una freccia faccio quello che tutti gli esseri umani tentano di fare, cercano la felicità dei suoi centri inferiori con tutta l’attenzione in ciò che di bello stanno vivendo o che cercano di vivere sapendo però che anche questa leggerezza prima o poi cadrà a terra secondo la legge della forza di gravità.

Con due frecce ci si addentra nel miracoloso, un mondo nuovo può far capolino.

Cerco la felicità come giusto che sia e, allo stesso tempo, mentre la provo, cerco di avere il senso di esistere, il senso di me stesso: io ci sono.

È una cosa completamente nuova per la psicologia umana, ci è stato insegnato a porre tutta l’attenzione nelle nostre manifestazioni che nel nostro linguaggio significa identificarsi e non in noi che le stiamo esperendo.

Non comprendiamo fino in fondo che la cosa più importante non è l’esperienza che stiamo facendo, ancorché celestiale e divina, ma noi stessi. Noi siamo la cosa più importante del mondo che fa dire a Saulo “noi siamo voi e voi siete Dio” 

Questo processo così semplice da spiegare, se colto correttamente, ci apre la porta di un nuovo mondo: ci possiamo accorgere che io ci sono contemporaneamente all’esperienza che sto vivendo e ci posso essere sia che l’esperienza sia bello che brutta.

Quando la sperimentazione di ciò che dico si radica in noi, succedono altre cose molto interessanti: mi posso accorgere che io ci sono già da prima che quella certa esperienza avesse luogo, posso vedere il comparire di uno stimolo, posso vedere il sorgere della mia riposta meccanica, la sua manifestazione, e il suo scomparire proprio come la mattina vediamo sorgere il sole, il suo riscaldarci ed il suo svanire nel tramonto.

Testimoniamo tutto il processo, di conseguenza ho la verifica che, non solo io non sono quei pensieri od emozioni, ma io esisto da prima del loro comparire.

Addentrandoci ancora in questa riflessione, in profondità ed espansione, possiamo cogliere la cosa più bella del mondo: io esisto da sempre prima di ogni mia manifestazione, anche prima di questa manifestazione corporea.

Questo è il dono che ci porta il processo dell’attenzione divisa, porta sempre più l’attenzione, la nostra energia a riconoscerci come Anima immortale.

Luigi