Non è assolutamente facile comprendere il potere che si racchiude nell’adesso: Tolle lo chiama “Il Potere di Adesso”.
Non è facile perché la dimensione in cui viviamo, in tutte le sue manifestazioni, ci induce a pensare che viviamo nel tempo e che l’adesso lo si vive solo in funzione del domani.
Tutto ciò che ci circonda ce lo fa pensare, le stagioni si rincorrono, ora è giorno e sappiamo per certo che tra un po’ di ore arriverà la notte.
Il tempo che verrà si costruisce nel tempo di adesso.
Tutti i regni animali e vegetali ci fanno pensare questo, da un seme nasce una pianta, da un atto sessuale nasce un bambino ed entrambi cresceranno e si modificheranno nel tempo per poi esaurire la forza vitale che li sorreggevano.
L’umanità di duecento anni fa è stata completamente sostituita da una nuova umanità.
Una casa è pensata, progettata e costruita: ieri non c’era ed oggi c’è.
L’adesso, così come noi lo viviamo, è vissuto in funzione di un domani.
Facciamo qualcosa adesso per realizzare un obiettivo nel domani.
In questo tutte le nostre credenze ci sorreggono, gli obiettivi sono frutto delle nostre credenze.
Ci muoviamo dall’adesso verso il domani spinti da ciò che crediamo giusto per noi in ogni ambito della sfera umana: istintiva, motoria, emozionale, intellettuale.
È una matrice che sottostà in ogni istante è il modus operandi di questa dimensione.
Ora qualcuno ci viene a dire che esiste un’altra dimensione: c’è un potere nell’adesso e che esiste una modalità di esistenza in cui il Ricordo di Sé è la cosa più importante in quanto portatrice di ogni bene, e che lo scopo che sottende alla vita terrena dell’essere umano è il passaggio dalla mente al Cuore.
Baldanzosi e fiduciosi ci lanciamo alla scoperta del Cuore portandoci dietro, aimè, la vecchia dimensione che vive nel tempo.
E come potrebbe essere altrimenti, la nuova dimensione non la conosciamo, pertanto partiamo da dove ci troviamo: la vecchia dimensione.
In buona sostanza vorremmo comprendere la nuova dimensione con il modus operandi della vecchia dimensione.
Cosa significa ciò?
Significa che usiamo gli strumenti della vecchia dimensione per capire la nuova: usiamo il centro, intellettuale che può vivere solo nella vecchia dimensione, per comprendere la nuova, ci fidiamo delle emozioni del centro emozionale inferiore per comprendere la nuova dimensione.
“Pensa che ti ripensa” e il risultato è quello di creare nuove credenze che avrebbero, poveri noi, lo scopo di farci comprendere la nuova dimensione.
Conosciamo cosa è successo vivendo nella vecchia dimensione, come è andata e finire: il nostro pensiero e le nostre emozioni hanno creato la nostra identità, del tutto immaginaria, un qualcosa di virtuale che produce pensieri ed emozioni immaginarie.
Ora cosa succede se applichiamo questo approccio alla nuova dimensione?
Creiamo una nuova identità immaginaria basata sulle parole che, povere, avrebbero il compito ingrato di raccontare la nuova dimensione: qualcosa che non è raccontabile.
Risultato: una ciofeca.
Ricordo le parole di LaoTse, la prima frase del suo libro e che ha dovuto scrivere sotto forzatura degli umani:
“Il Tao che può essere detto non è il Tao”
Traduco: tutto ciò che è la nuova dimensione, il Cuore, i Centri Superiori non sono descrivibili.
E allora come la mettiamo? Come se ne esce da questo labirinto che è la mente?
Luigi
