Una retrospettiva – riflessione di Luigi

Oggi mi sono soffermato ad osservare quale sia ora il mio approccio con gli stati emozionali che mi attraversano.

Nel tempo è maturata l’urgenza di tornare in una vibrazione più alta, quindi pensieri ed emozioni per accadimenti vari che provocano un abbassamento della mia vibrazione li lascio andare per tornare in un posto più leggero.

Ripercorrendo il tempo andato posso constatare che questo approccio ai pensieri ed alle emozioni non è stato sempre così, direi che questa modalità si è sviluppato sulle vestigia principalmente di un altro metodo che mi ha condizionato per molti anni.

Il disagio che provavo in passato ha sempre stimolato in me la necessità di capire come mai provassi quel certo disagio. Osservazioni su osservazioni che ripercorrevano esperienze del passato mettevano insieme una specie di puzzle che alla fine mi faceva comprendere tutti i passaggi psicologici che mi avevano portato a provare quella certa emozione, lo stesso approccio l’ho applicato anche per ciò che mi procurava quelle che chiamiamo le felicità della macchina. 

Il mio Re di Quadri lavorava per smascherare sia quello che mi faceva provare disagio che quello che mi faceva stare bene e quando la visione era complessiva ed il puzzle era completo, una Regina emozionale forse il nove mi procurava una lucidità che mi faceva sentire che ero uscito dal meccanismo che mi provocava disagio, ma il beneficio di questa visione piano piano scemava facendomi tornare nello stesso o in un altro disagio.

Come mai succedeva questo? Ora a distanza di tempo posso dire che stavo verificando una delle molte idee di Gurdjieff cioè quella che afferma che i centri inferiori hanno velocità diverse, molto diverse.

La teoria afferma che il centro inferiore più lento è quello Intellettuale per cui tutte le volte che cercavo conforto nella mia comprensione intellettuale, passato il fugace momento di picco in cui dicevo con entusiasmo “ho capito!” tutto tornava come prima proprio per via della velocità del disagio proveniente dal Centro Istintivo od Emozionale 30.000 volte più veloci di quello Intellettuale.

Se ci aggiungiamo che per programmazione sociale al Centro Intellettuale vengono attribuite delle competenze che non può avere e cioè che è sufficiente capire per essere, ecco che tutti i ricercatori si trovano impigliati nella rete Intellettuale.   

Molte e molte volte fino allo sfinimento Saulo ed il Maestro ci hanno detto che quello che è da riconoscere è una vibrazione e non delle idee, di non dare alla mente un compito che non può assolvere.

L’unico vantaggio che ci può portare il tentativo di capire con il Centro Intellettuale è che alla fine capiamo che non è quella la strada, è un vicolo cieco che ci mantiene a livello della macchina.

Allora si fa strada in noi qualcosa di più maturo probabilmente nel Re di Cuori che comprende che ci deve essere un altro approccio, che non sia quello Intellettuale, per uscire dalla macchina.

È a questo punto che inizia la via.

Luigi