Per lungo tempo l’esercizio di ricordare se stessi può essere considerata una pratica.
È il Re di Cuori che osserva la macchina.
Partiamo da una situazione molto difficile, il Sé, cioè noi, è stato affossato, ricoperto, addormentato, usiamo qualsiasi aggettivo che ci induca un’immagine di separazione, non riconoscimento, ricoperto, nascosto, un’entità energetica l’ha imprigionato, l’ego ha fatto un colpo di stato e si è impadronito della situazione, ecc.
Il colpo di stato è avvenuto ed il Re è stato mandato in esilio e la popolazione nemmeno sa che c’è un Re in esilio.
Quindi dobbiamo riconoscerci come sé, ma noi ci riconosciamo solo come ego, Centri Inferiori sbilanciati, Falsa Personalità.
Non assaporiamo la maestosità del Sé ma ciò che sentiamo è quell’entità energetica che lo ha spodestato.
Da qui si parte, al buio, cercando qualcosa che al massimo è un’intuizione di cosa possa essere il Sé o per esclusione nel senso che qualcosa dentro di noi grida che così come siamo non può essere vero e ci mettiamo in cerca della terra promessa.
In questa situazione disperata, l’insegnamento ci dà un’INDICAZIONE MOLTO PRECISA che non può lasciar spazio al dubbio: osservare, sviluppare o meglio educare il Re di Cuori ad osservarci nelle nostre manifestazioni quotidiane.
La frequenza e l’intensità con cui operiamo l’osservazione, sfocia nello smascheramento di ciò che è falso in noi, lo sforzo di osservarci dà il via ad una attitudine che più avanti chiamiamo Ricordo di Sé.
Lo sforzo è quell’esercizio del Re di Cuori che osserva, la MENTE VERA CHE OSSERVA LA MENTE EGOICA.
Dalla massima identificazione con le nostre espressioni, passiamo in una situazione di maggior vantaggio, ‘vediamo’ aspetti di noi, ma ciò che più conta è che è iniziato il viaggio verso l’abbandono del falso io.
Un nuovo aspetto allora può emergere: scopriamo che siamo ciò che osserva con sempre maggior chiarezza.
Si è creata una separazione tra ciò che osserva e l’osservato.
L’esercizio del Ricordo di Sé fatto dal Re di Cuori, lascia spazio al Sé; il Re è ritornato dall’esilio per governare il suo popolo.
Questo è l’unico miracolo possibile sulla Terra: ci scopriamo come qualcosa di diverso dalla macchina e allo stesso tempo siamo anche la macchina, ora bilanciata.
Ci si accorge che la pratica del Ricordo di Sé ha svolto la sua funzione: con i nostri sacri sforzi di osservare, abbiamo riconosciuto il falso, lo abbiamo lasciato andare e ci siamo riconosciuti nel Sé.
Moltissimi sono i passaggi, le comprensioni che ci faranno riconoscere sempre più in colui che osserva fino a far affermare a Nisargadatta ‘IO SONO QUELLO’ .
Luigi
